2020: perché bisogna ascoltare avanti

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I buoni propositi si fanno sempre ad inizio anno: e quando si apre un nuovo decennio c’è bisogno di scelte radicali. Ma no, tranquilli, non inizieremo a vendere corde e tracolle.

La musica accompagna le nostre giornate e la nostra vita: quando entriamo in un negozio e c’è il silenzio assoluto avvertiamo una sensazione di vuoto, di disagio. Ci stupiamo ancora oggi quando qualcuno di voi ci dice che esistono negozi di strumenti musicali che non mettono su nemmeno Radio Maria!

Fino a qualche anno fa era nostra abitudine pubblicare sui social gli ascolti quotidiani, citando sempre il batterista della band del giorno e, spesso, scatenando quelle discussioni che sono proprie di qualsiasi contesto non sia reale: un po’ come le community online, che nascono sempre con le migliori intenzioni e purtroppo dopo poco implodono soffocate da discussioni che mai nessuno azzarderebbe ad iniziare nel mondo fisico. O almeno, non in maniera così veemente.

Poi ci siamo stufati di stare a citare sempre i batteristi e abbiamo iniziato a privilegiare la MUSICA. Che non è solo batteria. Ed è capitato mille volte di ascoltare dischi dove il batterista nemmeno c’era. Ed era a volte splendida musica.

E poi nel 2019 ci siamo stufati di ascoltare tutto quello che avevamo ascoltato fino al 2019. Così abbiamo deciso di spogliarci delle nostre coperte di Linus, di uscire dalla nostra comfort zone e abbiamo preso una scelta radicale: dal 1 gennaio 2020 avremmo ascoltato in negozio solo ed esclusivamente musica pubblicata negli ultimi due anni. Possibilmente musica verso cui eravamo anche un po’ “chiusi” o che comunque mai ci sarebbe venuto in mente di ascoltare.

Quindi…

Basta Stevie Wonder anche se ce lo sposeremmo, basta David Bowie per sentirci sofisticati ma non troppo, basta Led Zeppelin per mettere d’accordo tutti ma proprio tutti, basta Miles Davis per sperare che da qualche parte salti fuori qualcuno dicendo che “hey, è ancora vivo!”, basta James Brown per farci venire voglia di ballare e ricordarci che la distrazione muscolare è dietro l’angolo, basta Rush anche se è una sofferenza non ascoltare il compianto Neil Peart ma bisogna pur privarsi di qualche piacere ora per goderne più avanti, basta Pink Floyd per sognare anche senza l’uso di droghe, basta Motörhead per fare headbanging e sentirci subito sporchi, basta Red Hot Chili Peppers per sentirsi giovani anche se quelli sono ormai arrivati ai 60, basta Pantera per sfogare la frustrazione per l’ennesimo cliente che non compra un rullante perché “è esattamente il suono che cercavo, ma lo volevo in un altro legno” (sic!), basta U2 per ricordare i limoni adolescenziali, basta Michael Jackson perché è un altro che piace a tutti, basta Earth Wind & Fire perché ci fanno sentire indegni e incapaci pure solo di pensare di suonare uno strumento, basta Toto perché basta, basta tutto!

Siamo sempre stati musicalmente aperti e onnivori ma mai come ora: c’è tanta musica che avremmo voluto ascoltare nelle giornate lavorative ma che non abbiamo mai messo su perché troppo violenta, troppo deprimente, troppo sussurrata, troppo complessa, troppo perfettina o al contrario troppo grezza e registrata malissimo, e ci siamo sempre adeguati anche ai clienti, un po’ come dei dj a tempo perso che quando vedevano entrare su la famigliola in cerca del primo drumset, toglievano dalla playlist i Marduk per sostituirli con il più rassicurante (per loro!) Amedeo Minghi. E sulle note di “La vita mia”, tutti felici.

Quindi, prima nuova regola: niente di antecedente al 2018.
2018-2019 sono stati anni musicalmente interessanti. I Grammy finalmente sbancati dal talento di Billie Eilish che solo chi vive su Marte ed è ancora acconciato come un funzionario della Stasi può non aver mai ascoltato, il giovanissimo Joey Alexander che a 16 anni su quel pianoforte vola mentre noi alla sua età volavamo sull’asfalto giocando male a calcetto, Jazzmeia Horn che trasuda passione ed eleganza in ogni nota, l’attesissimo ritorno dei Tool con un disco secondo noi interlocutorio, Lizzo con il suo rap funkeggiante o funk rappeggiante che mette allegria e fa muovere il culo, il debordante Kamasi Washington che è da solo la Sun Ra Orchestra intera, il terzo album di Michael Kiwanuka che ti fa venire voglia di bere e fumare, l’ultimo degli Opeth che non si sa più bene cosa siano diventati ma almeno non sono diventati la parodia di se stessi e continueremo ad ascoltare “Still Life” in gran segreto, la Steve Gadd Band che ha pure vinto un Grammy e che siamo stati onorati di sponsorizzare per la data di Milano del suo tour 2018, Tyler The Creator che è in cima a tutte le classifiche di fine anno, Raphael Saadiq che qualcuno definirebbe neo soul o urban ma che noi definiamo semplicemente bravo: questa non è nemmeno la punta, ma la scheggia un po’ mainstream di un iceberg che si chiama MUSICA NUOVA. Finalmente!

Non siamo preclusi verso nulla e nessuno: se anche qualche grande vecchio pubblicasse qualcosa di nuovo, lo ascolteremmo con entusiasmo perché non siamo degli snob. Ci sta pure l’ascolto del nuovo album dei Rolling Stones, qualora ne tirassero fuori uno a breve, pur di non cadere nella tentazione del milionesimo ascolto del magnifico “Exile on Main St.”.

C’è anche tanta bellissima musica suonata da voi, periodicamente vi chiediamo di segnalarci le vostre uscite, di inviarci i link Spotify e Bandcamp, o di portarci il vostro album quando venite in negozio: non in omaggio, ve lo compriamo perché è giusto, ancor di più per chi fa il nostro lavoro, dare un contributo anche economico alla crescita musicale.

In queste settimane è capitato spesso che qualcuno di voi, dopo aver girato un po’ in negozio, ci rivolgesse una bella domanda: “Chi sono questi? Fighi!”. E per una volta tanto ci sono parole nuove, si parla di artisti emergenti o di ritorno, senza impantanarsi su Dave Weckl, Steve Gadd o Vinnie Colaiuta. Che amiamo, ma anche basta parlare delle loro mirabolanti performance al Buddy Rich Memorial. Bastaaaaaaaa!

L’unica deroga dell’anno è stata per i grandissimi Timoria: con il loro “2020 Speedball” abbiamo aperto l’anno e non avrebbe potuto essere altrimenti.

Ma noi abbiamo deciso di ascoltare avanti. Tu?

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2 pensieri su “2020: perché bisogna ascoltare avanti

  1. Alex Sorel dice:

    Eccellente. Io mi ero ripromesso di farlo solo in campo jazz o nu-jazz, ma probabilmente…..non si può essere incinta solo un po’.
    Restate come siete.

  2. Bingo! dice:

    Perfettamente concorde e rilancio! Provate a condividere la Ringo Playlist con tutti i brani che scegliete o vi consigliano, potreste essere un punto di partenza per cercare roba diversa. Una specie di Suq musicale 😉

    Facendolo su una piattaforma di streaming anziché su facebook/social non ci sarebbe neanche lo spazio per la polemica.

    In attesa della Last2YearsFromRingoAndFriendsWithLove continuate così!

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