Abbiamo voi, PayPal non ci serve (forse)

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In questo periodo due sono le domande che ci vengono rivolte più spesso.

“Quando riaprirete al pubblico?”
Lo sapete, dipendesse da noi non avremmo chiuso nemmeno per 5 minuti: l’unica cosa che possiamo fare è attendere nuove disposizioni per riaprire in sicurezza, garantendo nel frattempo tutti i nostri servizi di spedizioni, gestione degli ordini, consulenze e tutto il resto a cui siete abituati.

“Perché avete eliminato PayPal dai metodi di pagamento sul vostro sito?”
Qui, rispondere è per noi più semplice. Partiamo da una considerazione banale: ci sono gli acquirenti e i venditori.
Chi vende si fa carico di spese e oneri per consentire a chi acquista di fruire di più strumenti, comodi e sicuri, per rendere la sua esperienza sempre più semplice (o “user friendly” per usare il gergo del marketing).
Si tratta di costi accessori che incidono in maniera spesso rilevante su quello che è il guadagno finale. Nello specifico, le commissioni PayPal che vengono sottratte al venditore su ogni transazione, ammontano al 4% circa.
Ciò significa che se un cliente acquista sul sito Pincopallino.com un paio di pantaloni e li paga 100 Euro, il signor Pincopallino riceve sul suo conto 96 Euro. Gli altri 4 vanno a PayPal, che fa pagare il proprio servizio.

Le banche, che notoriamente non sono delle onlus senza scopo di lucro e che vengono additate di ogni possibile male dei nostri giorni, per i pagamenti con carta di credito, altrettanto sicuri e protetti, applicano commissioni mediamente intorno all’1,5%. Meno della metà rispetto a PayPal.

Ma non è nemmeno il 4% di commissioni che ci ha fatto sospendere PayPal dal nostro sito per tutto aprile. Quella che noi riteniamo essere una pratica veramente iniqua e scandalosa, è che PayPal abbia cambiato le politiche di reso. Il venditore che rimborsa il cliente, paga comunque le commissioni.
Torniamo al caso dei pantaloni. Ricevo la spedizione, pensavo mi facessero più John Travolta anni ’70 invece mi guardo allo specchio e rivedo più Massimo Boldi in un cinepanettone. Decido di cambiarli. Il serissimo signor Pincopallino effettua il rimborso tramite PayPal. Io ricevo i miei 100 Euro. Al signor Pincopallino vengono rimborsati 96 Euro. I 4 Euro rimangono sempre a PayPal.
Come si suol dire, il banco vince sempre. Soprattutto quando è il banco a fare le regole. E l’unica cosa che possiamo fare è giocare ad un altro tavolo, ed è quello che abbiamo deciso di fare.

Pochi giorni fa un cliente ha acquistato uno strumento sul nostro sito, pagandolo con PayPal. Poco dopo ci ha chiamato per dire che non era più convinto, che è stato un acquisto di impulso. Nessun problema, predisponiamo immediatamente il rimborso e ci vengono comunque addebitati 88,39 Euro. Soldi letteralmente buttati nel wc. Perché?

Per un e-commerce come il nostro, se anche solo il 5% dei clienti PayPal effettuasse un reso, a fine anno si tratterebbe di un’ingente perdita economica che andrebbe a sommarsi alle mancate vendite. Ci può anche stare bene pagare una commissione del 4% per offrire un servizio (dal nostro lato, comunque molto scadente), ma perché dovremmo riempire le tasche di una multinazionale che applica delle politiche secondo noi ingiuste?

Avremmo potuto fare come purtroppo fanno altri e-commerce in ogni settore: caricare questo costo sul cliente finale. Vuoi pagare con PayPal? Allora devi aggiungere tot Euro al prezzo. Oltre che violare l’art. 62 del Codice del Consumo, la riteniamo una cosa veramente scorretta nei vostri confronti.

Volendo rispettare le regole ed essere corretti con voi abbiamo quindi deciso di implementare i servizi di pagamento (secondo noi ottimi) che già offriamo.

Contrassegno: per tutto il mese abbiamo deciso di offrire questo servizio gratuitamente, che vi consente di pagare in contanti direttamente al corriere, in totale sicurezza, al ricevimento della spedizione

Carta di credito: accettiamo sia carte bancarie che postali, ricaricabili e non, praticamente di ogni circuito internazionale

Ricarica PostePay: potete effettuarla sia online che presso qualsiasi ufficio postale, tabaccheria, ricevitoria (e anche molti bar abilitati)

Finanziamenti: anche senza busta paga, anche a distanza senza bisogno di venire in negozio e facciamo tutto in 9 minuti di orologio. Zero carta, zero burocrazia, zero firme

Klarna: qui abbiamo puntato molto e siamo, ad oggi, l’unico negozio di strumenti musicali in Italia a offrire la possibilità di dividere il pagamento in 3 rate senza alcun interesse, senza costi extra e nella massima trasparenza. Per dire, è un metodo di pagamento che è utilizzato sugli e-commerce di Samsung, Diesel, H&M, Eastpack e molti altri brand di livello mondiale. E, ripetiamo, siamo gli unici abilitati ad offrire questo servizio nel nostro settore. Per noi ha lo stesso costo di PayPal, ma in questo caso è un costo che paghiamo più che volentieri per offrire a voi acquirenti un servizio veramente utile e vantaggioso

Satispay: altro metodo di pagamento super smart che utilizziamo sia in negozio che online. Veramente sicuro, offre ai clienti diverse funzionalità tra cui la gestione del Cashback di Stato senza dover impazzire tra le varie app. Tra i cosiddetti portafogli elettronici (e-wallett) è secondo noi il migliore

Bonifico bancario: un superclassico che non stanca mai, un po’ come il Ludwig Supraphonic

L’unico vero vantaggio che PayPal offre a chi lo usa è, oltre alla comodità di fare acquisti seduti sul water senza doversi portare dietro la carta di credito, è la cosiddetta “protezione degli acquisti”. Che ci sta tutta se voleste acquistare una bambola gonfiabile da un negozio di Kuala Lumpur che non conoscete ma hey… stiamo parlando di RingoMusic!
Lo sapete che per noi più che la protezione degli acquisti esiste la protezione della nostra reputazione: siamo sempre disponibili a risolvere qualsiasi problema possa verificarsi prima, durante e dopo i vostri acquisti. E voi ne siete i primi testimoni. Rispondiamo ad ogni chiamata, ad ogni mail o messaggio: ci siamo sempre. Sempre. Sempre.

Quindi la domanda che ci facciamo è: si può vendere senza PayPal? La risposta è: proviamoci!

Vedremo come andranno le cose, se non ci saranno flessioni particolarmente negative sulle vendite, rimarremo così. Altrimenti, come disse James Russell Lowell, solo gli stupidi non cambiano idea.
E noi tutto siamo fuorché stupidi.

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Un pensiero su “Abbiamo voi, PayPal non ci serve (forse)

  1. Steno dice:

    Bravi, pure io paipalle lo uso solamente in casi di necessità.
    La cosa più schifosa che hanno fatto? Paipalle Amici e Parenti, un modo truffaldino di far incassare i delinquenti senza venire assolutamente tutelati. Un saluto

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